Another year’s coming

Another year is coming and, like the past six months, I really don’t know what I want to do in my future!
Ehm… Is not so correct because I’ve got some dreams (like the child and the astronaut…) but I’m not able to decide which door I want open.

Myopia definitely reduces my choices, and six months without job don’t help projects such as: pick up all of my stuff and go on holiday then hoping to find work there.                 It remains to decide, whether, to continue studying (of course in another country because in Italy there are no degree courses in photography) after losing 3 years, or hope to find work and then move in another country (UK or Finland might ) with a better CV.

If i knew it before, I did not study mechanic but as a chef! After 3 years I’m more experienced in kitchen working than in my diploma area…

Photography and mechanic are my passions but I don’t know who follow. Probably “both” is the right choice, but I’ve never seen a photographer that can live only with mechanical photos. After these considerations I can say that I didn’t resolve nothing so I continue on my idea: I find a job but I also make the UCAS form. Then in July I’ll see, if I pass the selections, how many options remain.

 
Happy New Year from my problematic mind! :D

Lots of project…

La meccanica è proprio una brutta bestia! :D   Tralasciando i dimensionamenti strutturali che li sogno di notte, è divertente vedere un oggetto e capire com’è fatto al suo interno senza doverlo per forza smontare. Se poi incappi in una passione, come questa, dove qualsiasi oggetto costa tantissimo, ma ovviamente non puoi permettertelo, ecco allora che lo stare a scuola a fare ore in più davanti ad una macchina diventa anche piacevole. :)

Un attimo… a rileggerla così può esser sembrare una semplice considerazione quindi per farla diventare un pezzetto di storia devo fare una piccola prefazione: è iniziato tutto quando ho comprato il cavalletto (mitico Manfrotto 055XB… quello dei poveri ok, ma resta il massimo anche se pesa due volte quello in carbonio) e mi sono reso conto che per fare degli scatti mi serviva la colonna orizzontale. Così ho ben pensato di farmi l’ adattatore a scuola, anche visti i 30 euro che ci volevano per comprarlo.                       Dopo aver buttato giù un progetto con rhino e un ciclo di lavoro mi sono avviato alla creazione. Inutile dire che, paventata l’ idea di farlo con un centro di lavoro CNC, il ciclo per tornio e fresa è finito nel cestino in un secondo! Figata vedere un blocchetto di alluminio trasformarsi in un adattatore in meno di 2 min (più il tempo di settare macchina e utensili che quello di lavorazione :( )! Alla fine ne è venuto fuori un bell’ adattatore, un pò spartano ma funzionale.

Da li a pensare in grande il passo è stato breve e, ovviamente, quando si hanno le conoscenze (e la scuola che ti da scarti e ti paga l’ uso di macchine che costano 40/50 euro l’ ora) la cosa diventa assai più facile. Così sono nati un bel pò di progetti, molti ancora virtuali, tra i quali il “Panohead project”, l’ ultimo in ordine di tempo e anche il più complesso. L’ idea è nata un anno e mezzo fa al termine del Camino de Santiago de Compostela: durante quel viaggio feci le prime due panoramiche (a mano… neanche col cavalletto) e subito è scattata l’ idea.

A maggio dell’ anno scorso ho iniziato a progettare una slitta che doveva servire decentrare lungo la lunghezza dell’ obiettivo il punto nodale (quindi solo foto orizzontali e affiancate) ma, complice la necessità di un progetto da sviluppare per l’ esame di stato e i 550 euro per comprarne una (Manfrotto 303SPH), il progetto cambiò presto.                     Così da Settembre è iniziato il luuuungo calvario della progettazione: una cosa immane e, a conti fatti, quei soldi li vale tutti… però la soddisfazione ripaga                                       E’ stato creato utilizzando solamente i PDF esplosi (per capire quali erano i singoli componenti) e un pò di foto raccattate su Flickr. Quasi una copia direbbe qualcuno… il design è quasi uguale ma i pezzi sono ricavati dal pieno (non ho 4000 euro per farmi fare uno stampo che verrebbe usato una decina di volte :) ), le misure le ho decise io e il materiale che ho scelto è molto più resistente.

Ad oggi il progetto e pronto, le viti ci sono e una parte, quella che ho deciso di fare alle macchine utensili, è pronta. Rimangono solo tutte le parti che vanno tagliate col centro di lavoro (grazie al cazzo è praticamente l’ 80% del lavoro) che però… finchè rimane rotto…

Ovviamente se mi mettessi a conteggiare le ore perse dietro ad un progetto simile penso che farei prima a comprarmelo… Ma farsi le cose da se e, soprattutto, farle secondo le proprie necessità non ha prezzo! :)

Last 20 Y

Cos’ è cambiato negli ultimi vent’ anni? Tutto e niente! Non ci sono più le mezze stagioni, non ci sono più i programmi televisivi di una volta, non c’è più educazione tra i giovani, la crisi è la stessa di 24 anni fa… ok… ma io 24 anni fa non esistevo e la televisione non la guardo più da 4 anni quindi sarei un ipocrita se mi mettessi a sparare a zero su cose che non ho vissuto. Di cosa parlo allora? Parlo di una cosa che è cresciuta con me parlo di una cosa che mi ha, in parte, investito: parlo del passaggio dai rulli di pellicola ai sensori digitali. “Che palle!” direte; beh… il tema principale di questo remoto blog è quello quindi difficilmente potevate aspettarvi altro… :D

Inconsciamente ho iniziato a fotografare con l’analogico durante quelli che poi si scoprì furono gli ultimi anni della pellicola. Non è che poi nessuno l’ ha più utilizzata, anzi, pure a me è venuta voglia di ricominciare seriamente, solo che il digitale e i computer sono divenuti alla portata di tutti facilitando la diffusione della nuova tecnologia. Ho dei bellissimi ricordi di quegli anni: foto fatte a caso al primo paesaggio insignificante che vedevo, ore passate in camera con la tapparella abbassata per aprire la macchina e vedere se già si vedeva qualcosa sulla pellicola (poi ovviamente da sviluppate si vedeva che avevo “toccato”).  Ansel Adams penso sia uno dei pochi che conosco (non mi sono mai preso la briga di acculturarmi su questo fronte…), ma è di sicuro quello che mi ha appassionato di più! A parte che ha fotografato lo Yosemite (La Mecca degli arrampicatori ndr) quindi solo per quello sono di parte però ha tirato fuori degli scatti veramente belli.

Ma allora perché la pellicola è scarsamente utilizzata? Secondo me perché far sviluppare i rullini viene visto come un costo a cui si può ovviare… vero, da un lato, ma se poi la foto digitale vuoi stamparla? Senza contare che il negativo ti resta per anni… il file, se si brucia l’ HD, invece lo perdi. Perché puoi scattare senza pensare di aver sprecato un fotogramma? Si, vero anche questo, ma è quello il bello dell’ analogico, quello che fa/faceva della fotografia un’ arte e una tecnica: il momento in cui pensi prima di tutto se è una foto che vale la pena fare (anzi è un problema che neanche ti si pone perché guardi attorno con un occhio critico e attento)  e poi lo studio dell’ inquadratura… tutte cose che ora con il digitale non vengono quasi più fatte (e non mi riferisco solo all’ utente comune…) . Perché con photoshop si aggiusta tutto? Vero anche questo, se non hai un’ etica… Una foto fatta ad un soggetto e poi riportata su uno sfondo meraviglioso catturato in un altro contesto NON è una foto, è un immagine fatta al computer; inoltre resta il fatto che alcune foto sono per il momento irriproducibili con una macchina a sensore digitale (ricordo di una foto con posa di 3 ore scattata davanti al rifugio Gnifetti che immortalava il paesaggio notturno sul Mer de Glace e la scia delle frontali degli alpinisti… il rumore digitale non consente certe cose a meno che non si ricorra a scatti multipli e la batteria tanto meno).

Ho ripreso a fotografare con una reflex digitale perché comunque la foto gestita con il computer ha i suoi bei lati positivi, é innegabile questo, però col tempo mi sono reso conto che a volte non pensavo all’ inquadratura ma scattavo e basta (magari controllando e riscattando perché non era venuta bene) e pensando a ciò mi sentivo un po un pirla… seghe mentali? No, semplicemente avevo (ho tutt’ ora) un’ etica corretta.

Ce da sentirsi un po “Don Chisciotte contro i mulini a vento” però non credo di essere l’ unico… di certo molti mi diranno che è un po uno spreco di tempo e denaro… di certo quei figli di papà con la reflex da 2000 euro che fanno le foto a gratis nei locali solo per farsi vedere/conoscere mi definiranno idiota (quelli che puntualmente usano la macchina in la modalità “AUTO”… si ce l’ ho a morte con loro, perdonatemi :) ). Io invece lo vedo come un investimento: oltre al fatto di avere solo 24 chance, capire come funziona la macchina, cosa portano i vari sviluppi serve per scattare avendo già in mente ciò che si desidera ottenere… e penso che l’ obiettivo finale sia proprio questo.

 

Koda explore the world…

Sembra una cazzata ma la considerazione che fanno spesso i reporter sul fatto di “entrare nella scena con discrezione e rispetto”, secondo me, vale un po per tutti quei casi in cui ci si trova a dover fotografare persone che non si conosce minimamente… Vista da fuori parrebbe un’ elucubrazione mentale di una persona che caratterialmente è timida ed in parte, almeno per la mia persona, potrebbe essere così. Potrebbe, ma non è la prima volta che faccio foto di questo genere quindi non sono così spiazzato.

Ieri sera però mi sentivo come Koda (l’ orsetto ndr) che si ritrova solo nella foresta , non riuscivo ad “entrare nella scena”… Sarà stata la differenza d’età: tutti ragazzi e ragazze con 3/4 anni in meno di me, a parte qualche caso sporadico, che penso mi percepissero come un vecchio; saranno state le poche persone che conoscevo: 3 di numero di cui una neanche tanto bene… MAH!                                                                                                          Un centinaio di scatti fatti bene li avrò anche portati a casa, ma dispiace in ogni caso. Soprattutto quando pensi a come sarebbero venute bene certe inquadrature o a come avrebbero fatto la differenza le espressioni divertite al posto di quelle “posate” in una foto. Sembra una cosa di poco conto ma una persona che sta davanti all’ obiettivo reagisce in maniera diversa a seconda dei casi: rimane così, se a scattare è un amico/a, oppure si compone (ricompone :) ), se a scattare è uno sconosciuto… Il motivo? Alcuni sostengono sia un subconscio del cervello, altri un automatismo dettato dal fatto di dare un certo peso alla figura estetica che ogni persona ha…. Balle! Semplicemente di un amico ti fidi mentre di uno sconosciuto no, ma è una cosa normalissima!

Morale della favola: a parte la serata “magra” è meglio che cominci a fare di più il pirla (Filippo docet! :) )!

Operazione ARCHIVIO…

Un’ idea nata come sempre dal mio organizzatissimo buon senso (ora che trovi la voglia però ne passa…) e che ritornava ogni qualvolta aprivo la cartella delle immagini e trovavo tutte le foto divise per tipologie (paesaggi, amici, scuola, ecc.). Complice un lavoro fotografico che avevo ieri (le tanto sospirate foto di istituto che, se mi danno una mano, potrebbero finire anche su un annuario) mi sono finalmente deciso e, in una domenica alla quale potevo sottrarre 5-6 ore per una buona causa, ho preso e ri-organizzato l’ intero archivio fotografico dal 2006 ad oggi. Solo due dati: 76GB e oltre 15000 file nativi, escludendo quindi le varie copie in .jpg o in .tiff …

Tutto comincia venerdì: mi sono informato in un forum, uno dei pochi dove trovi gente brava e competente purtroppo, su come archiviare ordinatamente le foto con Lightroom, programma che, adesso che ho capito come funziona, è fenomenale. Mi hanno dato ottimi spunti per la struttura delle cartelle ma non ho trovato risposte, invece, per quanto riguarda la nomenclatura dei file… poco male! Starei ancora rinominando fotografie!   Domenica mattina infine, dalle 7.30 (all’ orologio biologico non glielo dice nessuno che, se la sera prima sei uscito a fare bagordi al Vinile, NON deve funzionare? ) alle 17.30, ho creato/rinominato cartelle, spostato file, cancellato doppioni…. Lavoro assurdo ma appagante. Aprire lightroom e trovare tutto diviso per anno e tipologia di lavoro non ha prezzo!